Paghi tre prendi uno. Tra Delivery, 52 (Cinq fois deux) e The Manchurian Candidate, si salva il film di Ozon con la sua leggerezza e una strepitosa Valeria Bruni Tedeschi. Denzel Washington non basta a Jonathan Demme.
Tra “Delivery”, “5´2 (Cinq fois deux)” e “The Manchurian Candidate”, si salva il film di Ozon con la sua leggerezza...
3x1 alla Mostra
Paghi tre prendi uno. Tra “Delivery”, “5´2 (Cinq fois deux)” e “The Manchurian Candidate”, si salva il film di Ozon con la sua leggerezza e una strepitosa Valeria Bruni Tedeschi. Denzel Washington non basta a Jonathan Demme.
Ben altro discorso per “5´2 (Cinq fois deux)” di François Ozon. Novanta minuti che scorrono leggeri nelle cinque tappe a ritroso con cui la storia di una coppia viene srotolata sullo schermo. Un’eccezionale Valeria Bruni Tedeschi e il suo uomo, Stéphane Freiss, nei momenti cardinali del loro sofferto amore. Situazioni banali che diventano uniche, situazioni uniche che diventano banali. La rigida formalità delle formule legislative che scoppiano di intensità emotiva durante divorzio e matrimonio. Figli, amanti, parenti (un piacere la presenza del grande Michael Lonsdale), attese, rincorse, telefonate, solitudine, felicità sempre sul filo. Eppoi, via via più travolgenti e descrittive, le canzoni italiane anni ’60, da ‘Una lacrima sul viso’ a ‘Sparring Partner’.
Musica debordante e luce giallastra sulla partita a poker con cui si apre “The Manchurian Candidate”, atteso film di Jonathan Demme. La voce di Denzel Washington e il suo ‘mumbling’ la fanno da padroni. Ma è la realtà? O i sogni che torturano i reduci di un’azione militare nell’Irak del ’91 possono restituire la realtà? Giochi di potere dominati dalla figura di una spietata Meryl Streep e dal potere di una casa farmaceutica accompagnano l’ascesa a vice presidente degli U.S.A. un eroe di guerra (Liev Schrieber). L’intrigo, meno complesso di quanto appaia, è destinato ad essere dipanato quando i sogni di Denzel Washington iniziano a prendere forme sempre più reali. Inutilmente complicato da dialoghi contorti, il remake di “Vai e uccidi”, romanzo di R. Condon, non convince. Nonostante la lunghezza di cui non ci si accorge (Due ore e dodici minuti) e il solito Washington, troppe sono le falle e le allusioni gratuite di un film che segnava il ritorno del regista de “Il silenzio degli innocenti”.
- FESTIVAL VENEZIA 2004 |
- FESTIVAL DI VENEZIA 2004 |
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