American Gangster - la recensione del film
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American Gangster - la recensione del film
Ascesa e caduta di un gangster,
è già stato visto altre volte al cinema, ma adesso la storia è messa in scena attraverso il talento visivo di Ridley Scott, che dopo il passo falso di “Un’ottima annata” torna a confrontarsi con una storia potente.
“American Gangster” è un biopic poliziesco incentrato sulla figura del trafficante Frank Lucas, il gangster afro americano numero uno tra i trafficanti di droga nella New York degli anni ‘70. Da semplice tirapiedi di un boss di Harlem, Lucas divenne un intoccabile riuscendo ad importare tonnellate di eroina dall’Asia e nascondendola all’interno delle bare dei soldati morti in Vietnam. Un piano geniale se solo non ci fosse stato l’ultra-onesto agente Richie Roberts a rompergli le uova nel paniere.
Come in tanti altri film, questa è una storia di due uomini ai due estremi della legge, eppure tanto vicini. Da una parte un gangster gentiluomo, legato alla famiglia e innamorato della sua unica donna, ma capace di sviscerare la bestia che è in lui per svolgere il lavoro sporco; dall’altra un poliziotto solo e incorruttibile che pur di mandare i criminali in galera ha sacrificato la sua vita felice in famiglia, perdendo anche gli amici.
Per questi ruoli Scott ha voluto Denzel Washington e Russell Crowe che è ormai una presenza fissa nei suoi film (i due sono arrivati alla loro terza collaborazione, e ne preparano già altre due). L’attore neozelandese fa il suo dovere nell’interpretare l’onesto poliziotto così ossessionato dal criminale che finisce per affezionarsene.
Il film però si poggia interamente sull’interpretazione del solito grandissimo Denzel Washington che si diverte tanto nell’interpretare i ruoli del cattivo: gigioneggiando dall’inizio alla fine, l’attore è come sempre assoluto. Non si tratterà della sua prova migliore, in “Training Day” ad esempio riusciva a fare più paura, ma come non adorarlo in questa sua nuova performance?
Scott gira con mano sicura e come sempre riesce a stupire chi sta a guardare, ricostruendo perfettamente l’esagerazione degli anni ’70, utilizzando musiche alla “Jackie Brown” e scegliendo una fotografia sporca che cita gli anni della blaxplotation.
Il problema del film sta nello script curato da Steve Zallian (“A Civil Action”; “Tutti gli uomini del re”): non mancano i momenti epici, ma è tutto merito della regia. Il ritmo del film va a rilento e le emozioni arrivano troppo tardi nella storia. Vi divertirete comunque a scoprire nei ruoli secondari volti noti della musica come Rza o Common, ma anche attori quasi scomparsi come il premio Oscar Cuba Gooding Jr..
Ridley Scott continua ad affermarsi come uno degli autori più amati da Hollywood, nonostante questo siamo certi che quando occorre cogliere in pieno l’introspezione dei personaggi mista al genere poliziesco, Michael Mann sia l’uomo che fa per voi.
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IL CAST
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