Agora - la recensione del film
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Agora - la recensione del film
di Alessandro De Simone
Oggi in nome di Dio, qualunque sia il Suo nome, si compiono gesti che nessun essere superiore degno di questo nome potrebbe accettare. Torri Gemelle, kamikaze carichi di esplosivo al plastico che dilaniano donne e bambini nei mercati, immani sofferenze inflitte a esseri che vorrebbero avere indietro l’umanità che la malattia gli ha levato giorno dopo giorno. Una costante della Storia. Una volta si facevano le crociate in nome di Dio, si bruciavano gli scienziati, si affogavano le streghe e all’occorrenza si ammazzavano anche i papi a cui tutto questo sembrava molto poco caritatevole.

Per queste e tante altre ragioni bisogna rendere merito ad Alejandro Amenàbar, regista che nella sua carriera non ha davvero mai cercato di vincere facile e che, dopo il dramma umano raccontato nell’ottimo “Mare dentro”, ha preso il coraggio a due mani imbarcandosi in un kolossal filosofico che molti avrebbero considerato un suicidio produttivo. “Agora” racconta la storia di Ipazia, filosofa, matematica e scienziata alessandrina del IV secolo, unica donna che ebbe l’onore di dirigere la scuola d’Alessandria, massacrata dai cristiani che la vedevano come una minaccia alla loro egemonia. Interpretata da una straordinaria Rachel Weisz, Ipazia è il simbolo della cecità della fede rispetto alla ragione, uccisa perché faceva paura, proprio come oggi si cerca di tappare la bocca a chi vuole essere una sensata voce di dissenso costruttivo (e parliamo di uomini e donne che hanno a cuore l’idea di vivere in un mondo migliore, senza riferimenti all’attualità politica italiana) e Amenàbar ci presenta la sua parabola ricostruendo la polis di Alessandria con grande dispendio scenografico, sfoggiando il suo indubbio talento visivo con movimenti di macchina e inquadrature ardite, vivacizzando un racconto che ha comunque la sua forza nelle idee e nella tremendamente non violenta mazzata che oggi un’opera simile infligge all’anacronismo teologico della chiesa di Roma.

In un periodo in cui non passa giorno che il Santo Padre non debba tamponare sacrosanti attacchi da destra e manca, “Agora” arriva nelle sale italiane con tempismo eccellente, ulteriore ragione per cui si tratta di un film da vedere, aggiungendosi alle ottime interpretazioni e soprattutto alla sua capacità di rendere appassionante a un pubblico vasto, con una struttura di genere perfettamente costruita, un’opera in cui etica, morale, pensiero e spiritualità sono gli elementi che si sostituiscono all’azione cinematografica a cui è abituata l’anestetizzata audience contemporanea. Film come “Agora” fanno bene, non solo al cinema, e speriamo se ne parli molto, soprattutto lontano dai giornali e dai salotti televisivi.
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